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September 2010

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Sep. 22nd, 2010

Capitolo 3° Il matrimonio


'cause everytime we touch,
I get this feeling,
& everytime we kiss,
I swear I could fly,
Can't you feel my heart beat fast,
I want this to last,
Need you by my side.

Perché tutte le volte che ci sfioriamo
provo questa sensazione
e tutte le volte che ci baciamo
giurerei di poter volare
Non senti il mio cuore battere veloce
Io voglio che tutto ciò duri
Ho bisogno di averti accanto


Everytime We Touch Cascada

Vorrei rimanere per sempre qui in giardino con l’erba indirettamente a contatto con i piedi.

«Stella, entra. C’è troppo freddo»

Mi volto verso la voce.

Papà.

«e tu sei anche senza giacca. Tieni.» mi posa sulle spalle uno scialle.

«grazie» gli rispondo stringendomi nella soffice stoffa troppo leggera per riscaldarmi abbastanza.

Rimaniamo un po’ senza parlare, non guardandoci nemmeno negli occhi, troppo impegnati a fissare la luna e le stelle. Se c’è una cosa che adoro di mio padre è questa: sa essere presente, ascoltarmi, ma non è oppressivo.

«hai visto tua sorella?»

«non è dentro?»

Lui sbuffa.

«no...»

Ma se quando l’ho lasciata per... per ballare con Draco era dentro. Dove può essere?

«dev’essere qua fuori , vado a cercarla» dico solamente senza nemmeno aspettare una risposta.

È qui attorno, lo so. Attorno a me c’è così buio, riesco a malapena a vedere dove metto i piedi.

«oh... Blaise, io... io non so che dire... davvero...» la voce di Daphne ferma per attimo il battito del mio cuore.

Che sta succedendo?

Blaise, o meglio la sua ombra, per quel che riesco a vedere, è inginocchio, mentre un ombra dalle curve femminili, che riconosco come Daphne, trema, da quel che sento, per colpa di un singhiozzo.

Mi avvicino di più a loro, per vederli meglio: la luna ora li bacia sotto i suoi fasci di luce, e nonostante Daphne pianga è bellissima, e la luce lunare la rende, se è possibile, ancora più incantevole.

Lui ha qualcosa in mano, ma non riesco a vedere cosa.

Faccio un passo indietro e, come è logico che sia, inciampo su qualcosa. «per Merlino!» bisbiglio mentre sto per cadere.

Ma non cado.

Qualcuno mi ha preso per le spalle prima che accada l’inevitabile. Ehm, suppongo di non essere caduta su qualcosa, ma su qualcuno, sul piede di qualcuno.

«tutto bene, Asteria?» no, non lui.

«che ci fai qui, Malfoy?» bisbiglio allontanandomi dalla sua presa con uno strattone.

«a quanto pare per il tuo stesso motivo»

«io stavo cercando mia sorella» sbotto piano offesa.

«certo, Asteria» dice lui alzando gli angoli della bocca.

Gli lancio uno sguardo ostile, che avrebbe ghiacciato chiunque –o almeno spero così- ma lui è abituato a quel genere di occhiate, anche se di solito è lui a gettarle.

Faccio dietrofront con un passo che avrebbe dovuto essere deciso ed elegante, ma assomiglia a quello di un elefante.

«Allora, Asteria, a quanto pare ci vedremo»

Smetto immediatamente di camminare, voltandomi lentamente verso di lui.

Cosa?

Rivederlo?

Sgrano gli occhi dallo stupore.

«rivederci? E per quale motivo» faccio una smorfia ironica mista a stupore-terrore.

«hai davanti a te, il testimone dello sposo, e suppongo che tu sarai quella della sposa»

Ma mia sorella si deve sposare per forza con il migliore amico di Draco?

Getto un attimo lo sguardo verso Blaise e Daphne, per essere certa che i miei timori siano fondati o no.

Magari gli dice di no, magari lei ci ha ripensato.

Ma dubito che se così fosse lei gli getterebbe le braccia al collo e lo bacerebbe con tutta questa foga.

Sì, diciamo che sono fondati.

Abbasso gli occhi sconfitta, e cerco di consolarmi: dopotutto sono Zabini e Daph a sposarsi, e non noi. No?

*

«Stella? Stai bene? Da un po’ di tempo ti vedo piuttosto distratta»

Daphne ha iniziato a leggermi in faccia, senza avere più bisogno di un insegna luminosa per capire ciò che sento, come prima accadeva.

Alzo lo sguardo su di lei, e smetto di tormentarmi un unghia.

«sto bene, sto solo aspettando una lettera.» dico riferendomi a Luna.

La sua ultima missiva mi ha spaventato molto. Cosa può esserle accaduto di così grave da non riuscire a dirlo per lettera?

Non ho ancora ricevuto la sua risposta.

Di solito è lei a darmi dei consigli, cosa può esserle capitato da ribaltare le cose?

Forse mi vuole parlare di sua madre. Questo argomento è sempre stato un argomento intoccabile con lei, cambia sempre discorso cercando di imitare un sorriso perso.

Di certo preferisce iniziare il discorso faccia a faccia. Non posso darle torto, ed è inutile preoccuparsi, è solo occupata con il lavoro, è per questo che ancora non risponde.

Daphne sorride come solo i serpeverde sanno fare, e alza il mento come se avesse capito tutto.

«è di Nott, la lettera» non è una domanda.

Esco velocemente dai miei pensieri, aggrottando la fronte per poi ribattere prontamente: «ma che cosa dici? Daph, io non sto aspettando nessuna lettera da Nott, e poi perchè dovrei aspettare una lettera da lui?»

Lei alza le lunga ciglia e passa la lingua tra le labbra, tenendo teatralmente il mento tra il pollice e l’indice, cercando di simulare una buffa smorfia di concentrazione.

«non so... per un appuntamento... magari? Sai che non mi dispiacerebbe vederti con qualcuno al matrimonio»

«smettila di fantasticare con la mia vita, Daphne, io non mi sposerò mai tranne non vi sarò costretta»

Lei fa un risolino.

«e che mi dici di Draco? Vi ho visti ballare, e non mi sembra che lui ti sia indifferente»

«non mi è indifferente, certo, come può essere indifferente idiota, rozzo...»

Lei mi blocca sorridendo fastidiosamente.

«certo, eppure questo... come l’hai chiamato? ...ehm, rozzo ...idiota... non mi è sembrato che ti desse fastidio quando ballava con te»

Sento la faccia andare a fuoco solo per il ricordo.

Cerco di dipingere la rabbia sul mio volto senza sembrare goffa o ridicola.

«me ne sono andata a metà ballo, ci sarà un motivo... e poi, a proposito di Draco, come ti sei permessa a metterti in mezzo? Se non volevo ballare, erano fatti miei»

Stringo i pugni fino a sentire le unghie poco curate e mangiate da poco nella carne del palmo della mano.

Lei rotea gli occhi.

«mi dovresti ringraziare, stavi per fare rifiutare la tua più importante occasione»

«ballare con lui?» domando esterrefatta.

Scuote la testa sorridendo dolcemente.

«Conosco Draco da più di dieci anni, e, credimi, non ho mai visto guardare una ragazza come lui guardava te, scommetto quello che vuoi che in meno di anno vi sposerete»

Imito un conato di vomito.

«e questa è una grande occasione?»

Non fa in tempo a controbattere che un buffo uccello dai mille colori sfreccia verso di me gettandomi la lettera tra le mani e scappando da dove è venuto.

So per certo a chi può appartenere un uccello di quel genere.

«Luna!»

Mi affretto ad aprire la busta mentre Daph borbotta cose che non riesco a capire molto, tranne “la mia occasione”, “Blaise” e “Matrimonio”.

Cara Stella,

mi spiace risponderti con così tanto ritardo, ma sono certa che mi perdonerai.

Sei libera tra due mesi? Io sarò libera solo per all’ora, ma se vuoi puoi venire da me in qualsiasi momento, lo sai, la mia porta è sempre aperta.

Mi manchi da morire,

Tua Luna.

Uhm, dovrebbe andare bene, il mese prossimo Daph si sposa, ma tra due mesi dovrei essere libera. Sarebbe anche un ottima scusa per scappare da mia madre che non fa che ripetere che tra non molto sarò anch’io in età da marito -come se da qualche parte fosse scritto quando qualcuno deve amarsi sposarsi.

Troppo presa dal riflettere mordendomi il labbro inferiore non mi accorgo delle occhiate di mia sorella, che sbircia sopra la mia spalla il contenuto della lettera.

Me ne rendo conto solo dopo una manciata di secondi. Stringo la missiva al petto voltandomi verso di lei.

«non è di Draco, ne di Theo, ne di chiunque tu possa pensare!» le sbotto-urlo in faccia.

«ti spiace, eh? Ah ah!» dice lei affogata dalle risate.

*

«emh... io... Daphne Stephanie Greengrass, prendo te, Blaise Zabini... come mio marito... per... amarti... e onorarti... per la sera... per la vita... no, cioè per tutta la vita... e che diamine!» strilla Daphne a poca distanza dalle mie orecchie.

Questa è la trentesima volta che mi ripete le promesse, e più lo ripete più sbaglia. Ho detto tutto? Ah, no, ho dimenticato: domani si sposerà –potete ben capire la sua agitazione.

Con altre persone avrei detto di calmarsi, ma conoscendola salterebbe in piedi e sbraitandomi contro con rabbia cose del genere: “sei troppo piccola per capire”; “che ne sai tu?”; “perché mamma non mi ha dato una sorella più grande e con più esperienza?”;”per le mutande di Merlino!”

Non ho il tempo di chiedermi se questo la può aiutare a sfogare la sua rabbia che inizia a singhiozzare.

«non ricordo nulla. Domani farò una pessima figura... e... e Blaise... deciderà di non sposarmi... di non ritenermi degna... oh!»urla con la testa dentro il cuscino.

Roteo gli occhi.

È da giorni che è così nervosa, urla ogni volta che qualcosa non va come vuole lei –per il verso giusto, come preferisce lei-: urla se i fiori sono 17mila invece di 16mila –e alla fine compra 18mila- se l’abito della damigella d’onore non è di quel verde intenso che voleva lei, se crede di essere più grassa del normale, e crede di non entrare nel suo vestito, o di entrarci ma essere brutta –cosa assolutamente falsa.

«ma se hai imparato le promesse prima di camminare» sbuffo facendole sollevare la testa dal cuscino ormai zuppo, con gli occhi azzurri così gonfi.

Fa un sorriso-smorfia, stringendo al petto il cuscino come una bambina che ha avuto un incubo e si stringe al suo peluche preferito.

«e come.... mai... non ricordo nulla?» borbotta tra i singhiozzi.

«perché sei nervosa, è normale, no?»

«e se domani sono ancora nervosa? Secondo te ricorderò quello che devo dire?» ricomincia ad urlare lei.

Mi siedo accanto a lei cingendole le spalle con un braccio.

«no, ne sono certa... so che dimenticherai tutto...»

Lei si libera dal mio abbraccio con uno strattone dandomi le spalle.

Sorrido tra le labbra.

«ma sono anche certa che guardandolo negli occhi troverai le parole, e non perché le sai a memoria, ma perché è ciò che vuoi offrirgli»

Si volta di scatto imprigionandomi in un abbraccio, riprendendo a singhiozzare.

«ti voglio bene» sussurra.

«anch’io» davvero.

*

«io, Blaise Zabini, prendo te, Daphne Stephanie Greengrass, come mia sposa, per amarti e onorarti per tutta la vita finché morte non ci separi»

Daphne si umetta le labbra voltandosi verso di me per poco, il tempo che lei mi vede strizzarle l’occhio.

Ora i suoi occhi sono dentro a quelli di Blaise.

«io» soffia dolcemente e con eleganza –che chissà con quale forza riesce a mostrarla- «Daphne Stephanie Greengrass, prendo te, Blaise Zabini, come mio sposo» sbatte le palpebre per cacciare indietro le lacrime che minacciavano di cadere copiose.

«per amarti e onorarti per tutta la vita, finché morte non ci separi»

Vedo in prima fila mamma che fissa tutti con aria fiera e altezzosa, ma so che vorrebbe piangere, Daphne è sempre stata la sua preferita, così simile a lei, l’unica delle figlie che sia come lei abbia mai voluto.

Anche papà ha gli occhi lucidi e stringe la mano sottile della mamma. Non si guardano per paura di vedere il proprio riflesso negli occhi dell’altro e scoppiare a piangere.

Io, senza dignità né contegno, piango.

Se n’è andata.

Sapevo che un giorno sarebbe accaduto, ma chi avrebbe detto che quel giorno sarebbe arrivato così velocemente? Prima avrei gioito come non mai a sapere che quell’orgogliosa serpe se ne fosse andata, ma ora... ora che la conosco come una sorella...

È così bella e giovane, sembra persino più piccola di me.

Eppure è una signora, la signora Zabini, penso facendo una smorfia per quanto suoni male.



«Daphne è proprio bella, non è vero, caro?» domanda mamma per la centesima volta.

«sì, è stupenda» mormoro mentre ci avviamo nell’immenso giardino Zabini.

Dovunque attorno a noi è verde e pieno di fiori, dai mille colori. Nonostante Greta Zabini mi faccia paura, devo ammettere che ha buon gusto.

Papà mi ringrazia silenziosamente con un sorriso per aver risposto al suo posto: so che non riesce più a parlare senza piangere –io, dopo essermi sfogata in chiesa, riesco a non piangere più.

«vedrai, Asteria, anche tu un giorno troverai un marito» mi “tranquillizza” mia madre.

«e se io non volessi?» potrò mai decidere da sola il mio futuro?

«non dire le tue solite stupidaggini, e comportati bene: l’occasione potrebbe arrivare più presto di quanto tu possa mai immaginare»

L’ambiguità di mamma mi fa sollevare un sopracciglio biondo fissandola confusa, ma lei non ricambia lo sguardo dandomi le spalle.

Sembra scappare verso la madre di Blaise con “l’urgente bisogno” di ricordarle quanto sia stupenda.

«mai come te, Penelope, sei sempre così giovane!»

Mia madre non è affatto brutta, anzi, nonostante l’età è ancora molto bella, ma di certo non è confrontabile con Narcissa Malfoy o Greta Zabini.

Mamma sorride con compostezza.

«sei molto gentile, Greta, ma gli sposi?»

«sono dentro, entriamo»

Non ho il tempo di posare un piede dentro casa che qualcuno mi chiama.

«Asteria! Oh, che bello rivederti, ti ricordi di me? Sono Tracey Davis, ero del tuo anno, ma a serpeverde, abbiamo fatto pozioni insieme»

Una ragazza più alta di me con gli occhi castani come i capelli raccolti elegantemente in uno chignon, slanciata con un viso dai lineamenti dolci.

Ricordo di aver parlato con lei qualche volta, e a volte l’ho vista con Theo, e come lui non si è mai rivelata una “serpe”.

«certo che ricordo»

Iniziamo a parlare a ruota libera, ricordando Hogwarts, i professori, le varie feste, il ballo del ceppo, ecc.

È bello vedere di non essere l’unica a sentire la mancanza della scuola.

La musica suona tra le risate, le chiacchiere, i sorrisi delle persone.

Tra tutti riconosco una testolina biondo-neve con un viso inespressivo, gli occhi fissi sul pavimento vicino alle sue scarpe pensieroso.

Chissà che pensa.

È pallido come sempre, ma non è lui, non il pallone gonfiato, il ragazzo prepotente, antipatico, ma un Draco che non conosco.

A quanto pare anche i serpeverde sono esseri umani.

«Asteria, vieni qui?» mi chiama mia sorella.

Sobbalzo sapendo che cosa vuole dirmi, e cosa significa.

La gente sta iniziando a sedersi, e anche io lo devo fare... sedermi vicino a lui.

«Daph, davvero...»

Ma lei mi zittisce.

«ne abbiamo già discusso Stella. Ora siediti e fai la brava, e il giorno più importante della mia vita, non vorrai rovinarmelo?»

Sospiro con le spalle al muro.

E solo per oggi, Stella, domani non ti ricorderai nemmeno come si chiama; domani ti chiederai di che colore sono i suoi occhi; domani ti chiederai che sapore hanno le sue labbra

... e questo che c’entra?

Cosa mi prende adesso?

«che piacere vederti, Asteria» cerca di iniziare un discorso il mio vicino.

«che dispiacere non poter dire lo stesso» lo rimbecco io.

Lui ride.

«ah ah, dici così perché sei troppo orgogliosa per ammettere il contrario»

Draco vola decisamente troppo di fantasia.

«sei un ragazzo molto spiritoso, Malfoy»

Lui incrina le labbra nel suo sorriso sghembo.

Passano pochi minuti di silenzio tra noi, mentre tutti parlano fitto tra di loro, sorridendo come non avevo mai visto fare da loro.

Lui avvicina la bocca al mio orecchio destro e la sensazione del suo alito nel collo mi dà le vertigini.

«non hai scampo, Asteria, non puoi sfuggirmi»

«Draco, temo di non riuscire a comprenderti: io non sono mai scappata da nulla, perché dovrei scappare da te?» gli dico cercando di sembrare fredda ed infastidita, ma è difficile, se lui mi guarda così.

Continua a ghignare.

«non mentirmi, sono un ottimo legilimens, e la tua testa è come un libro aperto per me»

Perfetto ci mancava solo questo.

Già io non sono brava a fare quello che i babbani chiamano “faccia da poker”, se poi lui riesce a leggermi.

«hai mai pensato di farti i fatti tuoi?» stringo i pugni sotto il tavolo.

Deve ringraziarmi se non ho detto una parolaccia.

«ho letto molte menti, ma mai cocciute come le tue»

«dovrei prenderlo come un complimento?»

«non sono un gran adulatore, riserbo i miei complimenti solo a chi mi colpisce profondamente»

«sarei molto onorata di colpirti in faccia» sbotto io sentendo le guance andare a fuoco.

Fa che non se ne accorga, fa che non se ne accorga... ah, dimenticavo che può leggermi

“Ti odio, Malfoy” penso con gli occhi chiusi a fessure.

Lui alza gli angoli della bocca, e con un dito mi accarezza le guance rosse. Ringrazio il cielo che tutti siano occupati, e che nessuno si accorga di noi.

Il suo indice contro la mia pelle calda delle guance nonostante sia freddo come sempre, sembra come un fiammifero babbano, ed accendermi. Il mio stomaco fa un capriola. Lui continua a disegnare cerchi invisibili divertito.

Sento il suo fiato nel collo e realizzo che è di nuovo con la bocca vicino al mio orecchio. Mi rendo conto che è la seconda volta che mi bisbiglia qualcosa all’orecchio, ed è la seconda volta che non gli dico nulla.

Il mio petto va su e giù come un ascensore impazzito.

«io ti adoro, Greengrass»

May. 7th, 2010

Nella costellazione dello scorpione

Capitolo 2° La festa

Titolo: Nella costellazione dello scorpione
Capitolo 2: La festa
Personaggi:Draco Malfoy, Asteria e Daphne Greengrass, mamma e papà Greengrass, Theodore Nott e Blaise Zabini.
Rating:Giallo
Efp:http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=412342&i=1


I close my eyes
And the flashback starts
I'm standing there
On a balcony in summer air
See the lights
See the party, the ball gowns
I see you make your way through the crowd
And say hello, little did I know
That you were Romeo, you were throwing pebbles

chiudendo i miei occhi il flashback inizia:
sono lì in piedi,
su una balconata, c'è aria d’estate

vedo le luci,
vedo la festa,
gli abiti da ballo
vedo te che ti fai strada
fra la gente e dici ciao
sapevo così poco del fatto che

tu fossi Romeo e che
stavi tirando sassolini

Love story Taylor Swift
Daphne mi sorride radiosa, gli occhi azzurri splendono sembrano essere dotati di luce propria, e i capelli morbidi le ricadono nelle spalle. Da quando è uscita con Blaise quel giorno è leggermente frizzante.
In questo periodo ha iniziato persino a spezzare i muri che ci separavano: ha iniziato a parlarmi dei suoi problemi, dei suoi desideri, come se fossi la sua unica confidente.
Questo mi ha fatto sentire degna di nota, importante per qualcuno.
Non mi ero mai sentita così, come se possedessi un potere che và al di là di ogni potere.
Ho finalmente scoperto gli intrecciati problemi di Daph, che lei avrebbe voluto confidarmi prima, ma ha trovato il coraggio di chiedermi aiuto solo ora.
Daph, è innamorata di Blaise dal 3° anno ad Hogwarts, ma non glielo ha mai rivelato, in questi giorni si erano... come dire? Avvicinati l’un l’altro? Va bene, si sono baciati. Lei era confusa perché aveva paura che per lui fosse solo un passatempo. Si sbagliava.
Questo chiarimento le ha lievemente dato alla testa.
Non ho nulla contro l’amore, solo non sopporto gli uomini soprattutto se serpeverde. Ma tutto sommato posso ritenermi fortunata che Daph non si sia innamorata di Draco: un uomo, un serpeverde, e un Malfoy! Un Malfoy con il peggior carattere al mondo –sia magico che babbano.
Ma a chi importa di Draco?
Un tempo lui e Daph, insieme a Blaise e Pansy formavano un quartetto, ma ora sembra quasi che si siano divisi. Forse lo ha fatto perché lei e la Parkinson sono amiche... credo. Non erano grandi amiche, ma poi io che ne so? Daphne fino a qualche giorno fa non mi parlava nemmeno.
So solo che uscivano insieme d’estate e sembravano inseparabili ad Hogwarts, ma io non le ho mai capite le serpeverdi.
Ma Daphne non sente nemmeno Pansy.
Forse ha avuto troppi problemi con Blaise.
«Stella?» mi volto verso mia sorella scrollando la testa come se volessi gettare via i miei pensieri con quel semplice gesto.
«sì?»
«secondo te lo farà?»
«eh? Fare cosa? E chi?»
Sorride di nuovo, in un modo quasi irritante. Realizzo che poco fa mi ha detto qualcosa.
«Blaise: secondo te mi chiederà di sposarlo? E secondo te nostro padre accetterebbe?»
Alzo un sopracciglio e stringo le spalle.
«è possibile, che ne so io?» tra le mani non ho una sfera, per Merlino! Magari avessi delle risposte.
Inizio a giocherellare con una matita su un innocente foglio bianco, che comincio a scarabocchiare con linee dritte e cerchi spigolosi.
«io spero lo faccia stasera alla festa, sarebbe romantico. Chissà se gliel’ha chiesto a papà... e se lui non vuole? Tu che ne pensi? E se...»
Strabuzzo gli occhi e mi cade la mandibola.
Una festa?
«che cosa? Frena un attimo, di che festa parli?»
«del compleanno di Narcissa Malfoy, la madre di Draco, chi altro? Lo sai che è molto amica con mamma, e siamo state invitate. Ci sarà anche Blaise, non è fantastico?»
Oh no! Posso qualsiasi cosa: insegnare ad un Troll di montagna a scrivere, dire a Pansy Parkinson che è la ragazza più bella del mondo, fare la pedicure a un Ungaro Spinato, tutto, davvero, ma non incontrare Draco.
«io non ci vengo»
Daph sbuffa
«Narcissa potrebbe prenderlo come offesa personale» cerca di convincermi lei facendo avanzare il labbro inferiore sbattendo teatralmente le ciglia come se stesse cercando di non piangere.
«ma se nemmeno sa che esisto!»
«non dire sciocchezze!»
«vabbè, ma non morirà se non vengo»
«E dai! Non puoi non venire, ho bisogno di te»
«ma perché? Non conosco nessuno, mi annoierò a morte»
«oh, non fare la bambina, conosci tutti, ci sono i Nott, Pucey, Davis, Goyle, e poi non verrà quell’oca di Pan»
«pensavo che tu e lei foste amiche»
Lei sembra indignata
«parli della Parkinson?! No, è una buona compagnia per far compere, ha dei bei vestiti, bei gioielli, ma sinceramente definire me e lei amiche è un eufemismo»
Alza gli occhi irritata tenendo il naso alzato con fare altezzoso.
Mi sento gelare, come se qualcuno avesse di colpo aperto una finestra mentre fuori stava piovendo.
«ma la conosci da 7 anni, a scuola sembravate inseparabili.» replico io.
Lei sorride ancora con il solito sorriso insopportabile di chi ha molta esperienza e deve parlare con una bambina incosciente.
«Asteria, a volte il tempo non rafforza i rapporti... uhm, vediamo, tu studi francese da 10 anni, ma hai imparato di più nei due mesi che hai passato in Francia, quest’estate, giusto? Vedi, a volte il tempo non è un fattore importante, ma il fattore più importante in questo genere di cose è il come passi il tempo.
«E poi Pan non era affatto una buona amica, non potevo raccontarle nulla che in meno di un minuto lo sapeva tutta Hogwarts»
Annuisco solamente, come se qualcuno mi avesse lanciato un Petrificus Totalis speciale, che mi permette di muovere su e giù solo la testa.
Non posso credere che dopo anni di amicizia Daph parli così di lei. Non che mi dispiaccia non dover avere tra i piedi quell’oca giuliva, ma era l’unica amica di Daphne.
È strano.
So che per lei forse è anche normale –è molto serpeverde in questo senso- e l’amicizia magari non è tanto importante come la vedo io, eppure credevo che il loro essere così fredde le unisse, invece mi sbagliavo.
«allora? Vieni, non è vero, Stella?» mi fissa con i suoi occhi azzurri così lucidi.
Mi chiedo se abbia mai avuto un’amica, una vera amica. A volte nemmeno a me dimostrava affetto in maniera esageratamente esplicita. Uso il passato, perché adesso è più legata a me, come se fossimo tornate indietro, e tutta l’ostilità si fosse dissolta.
«Allora? Vieni, vero Stella?» mi fissa con i suoi grandi occhi azzurri.
Per la prima volta la vedo sola, strano, la conosco da quando sono nata, ma non mi ha mai guardata così. Come se quell’amica fossi io.
Pensavo che lei non si accorgesse di me, ma forse era il contrario.
Abbasso la testa e mugugno un sì.
«oh, grazie! Sono così felice!» mi stringe tra le braccia sottili e bianche.
«Stella, mi aiuti, vero? Devo ancora scegliere che abito indossare, e poi come mi devo truccare? Devo essere perfetta questa sera, stasera tutto può cambiare, oh, ci pensi e...» inizia a parlare a raffica, e mi chiedo dov’ è finita quella Daphne che disprezzava la ragazza corvonero che portava il suo cognome.
«Ehi Daph, calma, certo che ti aiuto»

Daphne fa un giro su sé stessa meravigliosa nel suo vestito crema che le lascerebbe scoperte le spalle se non indossasse un elegante scialle. I capelli al cioccolato sono raccolti in una sofisticata crocchia, e dalle orecchie dondolano due orecchini pendenti.
È bellissima.
«sei fantastica Daph, se Blaise non ti chiede di sposarlo è uno stupido» le dico fiera del suo splendore, mentre sorride incantevole diventando ancora più bella –se è possibile essere sempre più bella.
«ora dobbiamo pensare a te» dice alzando le maniche inesistenti in modo buffo.
«non ce n’è bisogno»
Lei fa finta di essere offesa.
«capisco che tu non ti fidi di me, ma chi ti dice che questa sera non cambi anche la tua vita?» mi domanda tenendole le braccia incrociate in grembo.
Sbuffo.
Come può sognare ad occhi aperti quando la realtà è così chiara –credo che la colpa sia tutta di Blaise, o meglio l’effetto che le fa.
So benissimo che tra non molto i miei genitori sceglieranno il mio futuro marito, e so che non potrò opporre resistenza, e so che non sarò mai un infermiera.
Chiudo gli occhi e faccio un respiro profondo, come sempre quando so che il mio futuro è già stato deciso, senza che io possa far nulla.
Ma per adesso sono solo Asteria Penelope Greengrass, e nessun cognome prima del mio.
Sono solo io, e per adesso va benissimo così.

«Asteria, vuoi scendere?» la voce di mia madre non è delle più socievoli.
Guardo con il broncio la mia copia di “Orgoglio e Pregiudizio” un libro babbano –regalatomi da Luna- che per mia sfortuna non vuole entrare nella mia microscopica borsa.
Ma perché tutte a me?
Mi annoierò di certo alla festa, perciò mi porto qualcosa da fare, magari mi posso mettere in un angolino nascosto della Manor.
Ma come ho fatto a non pensarci prima? Posso rimpicciolire il libro o fare un incantesimo alla borsa, sono una strega o no?
Ho compiuto 17 anni da poco, e ancora non sono abituata al fatto che posso usare liberamente la bacchetta.
Inizio a gongolare felice di essere maggiorenne, e inizio la ricerca della mia bacchetta.
«Asteria?»
Ma dove l’ho messa? Forse è nel primo cassetto del comodino vicino al letto, se non ricordo male ieri ho riletto il libro alla luce del lumos.
Niente.
Quaderni, matite, gomme, disegni e un profumo, tutto nella mia perfetta confusione, ma nessuna bacchetta.
«ASTERIA!»
Sbatto la testa contro una stupida mensola bassa.
«ehm... UN SECONDO» grido per farmi sentire.
Forse è sotto il cuscino. No,non c’è, ci sono solo le lenzuola che inizio a tastare nella disperata ricerca. Lo so, sono una strega piuttosto sbadata, ma di solito tutto si risolve con un accio, ma senza bacchetta sono completamente disarmata.
«ASTERIA, ARRIVAREMO IN RITARDO!»
Forse è nella scrivania.

Continuo a cercare buttando con mani nervose oggetti innocenti a terra. Meglio non fare innervosire mamma. E questo crea più confusione, e più confusione, porta agitazione nella mia testa.
Di una cosa io e Luna siamo d’accordo: le cose prima o poi tornano, quando vogliono loro, e a volte anche nei momenti meno opportuni.
Pandora si avvicina beccandomi leggermente le dita per poi indicarmi un pezzetto di legno che giaceva nella scrivania nascondendosi sotto un foglio.
«la bacchetta! Grazie Pan» le accarezzo il pelo morbido per ringraziarla.
«ASTERIA!»
Inciampo nei miei stessi piedi per lo spavento.
«STO SCENDENDO»

Tengo la borsa azzurra chiara nella mano destra, mentre con la sinistra stringo la ringhiera della scala sperando di non cadere –oltre ad essere distratta sono anche imbranata.
«Oh, Stella! Sei meravigliosa» lo sguardo di mia madre da teso e rabbioso con la mascella tesa, si distende in un largo sorriso.
So che lo dice solo per sollevare la mia bassa autostima.
Ho un semplice vestito azzurro leggermente attillato dalla vita in su –non troppo perché amo respirare- ma con una larga sottana.
-5 -4 altri 3 gradini e sono arrivata senza aver rovinato il vestito o rotto nulla, inciampando nella gonna, tra i gradini.
Ecco l’ultimo gradino.
«dai, la carrozza aspetta noi» dice Daphne ansiosa, sì, ma bella come sempre, mentre mi sorride dicendomi con lo sguardo quanto sia felice che io non mi sia cambiata l’abito che lei ha scelto.

Il viaggio per arrivare alla Malfoy Manor è stato troppo corto. Sembra che sia passato appena un secondo, ma non può essere, dato che la carrozza non è né incantata né trainata da qualcosa che sappia volare.
Scendo e mi guardo attorno.
Strano.
Non è la prima volta che metto piede in casa Malfoy, e ricordavo che il giardino fosse sempre di un verde splendente, quasi fastidioso, e molto curato. Eppure, quello davanti a me non ha niente di splendente, ed è scarsamente curato, beh, scarsamente, rispetto allo sfarzo di prima.
Sembra addormentato.
Scendo dalla carrozza con l’aiuto di mio padre che mi aiuta a non cadere mentre perdo l’equilibrio –colpa dell’ultimo gradino invisibile ai miei occhi distratti- e mi sorregge tenendomi a braccetto scortandomi dentro , mentre Daph e mamma ci seguono chiacchierando a bassa voce.
Il maniero dentro sembra mille volte più grande che da fuori, però non è affatto accogliente. La casa è perfettamente pulita, ma sembra vuota. Non una ragnatela, sì, ma pochi segni che confermassero che in quella casa ci abitasse qualcuno. Non in quelle stanze dove ci troviamo.
La parete è grigia e fredda.
Dei rumori, musica da ballo ci fanno capire che da qualche parte c’è una festa.
I quadri ci squadrano senza neanche aiutarci a trovare la strada, e magari si beffano di noi. Io mi sento piccola in un enorme casa, mentre Daph sembra solo sovrappensiero, e aveva smesso di parlare con la mamma che si guarda attorno alla ricerca di un anima viva.
Uno dei quadri mi lancia occhiate dure, come se volesse rimproverarmi della mia sola presenza in quella casa.
«Penelope cara»
Ci voltiamo dando le spalle alla via semibuia che stavamo percorrendo, e vediamo chi ha parlato: Narcissa Malfoy.
Nonostante debba avere l’età di mia madre è bellissima, il suo viso è liscio, ma dopo tutti i dolori che ha passato con la guerra, il suo volto manca di luce, come se si fosse spenta. I capelli sono un colore indefinibile tra il bianco e il biondo. Il suo abito blu come i suoi occhi le fasciava il corpo perfetto.
«oh, Cissy! Ma sei bellissima!» mia madre le corre incontro abbracciandola.
Mia madre e lei sono amiche da quando frequentavano Hogwarts. Qualche anno fa mamma aveva sperato che Daphne e Draco si spossassero. Ma questa speranza è vana, dato che lei non lo ama, e lui non ama lei, sono solo amici.
«oh, Penny, sei troppo gentile, ma anche tu e le tue figlie siete bellissime... ma venite, la festa è da questa parte»
Cammino sola dimenticandomi dei miei genitori, di Narcissa e di mia sorella.
La sala da ballo è enorme –come tutte le stanze, a quanto pare, al maniero- potrebbe entrarci tutta Hogwarts e stare comoda.
Però sento di nuovo quella strana sensazione di vuoto, di buio, come se fosse la brutta copia di quello che doveva essere stata quella casa in passato. Segno della lenta ripresa dopo la guerra.
Il pavimento è talmente liscio che permette anche di specchiarsi.
Intorno a me posso notare qualche ex-serpeverde con i genitori. Non sono tantissimi solo pochi intimi. Beh tutti tranne Pansy, è questo a mio parere è un bene: non l’ho mai sopportata. Non che gli altri serpeverdi siano dei simpaticoni, ma con tutti posso usare il mio scudo: ignorarli ed essere ignorata.
Lei, invece, ama stuzzicarmi volutamente, sempre al momento più adatto per mettermi in imbarazzo davanti a tutti.
Daphne si è già volatilizzata non so dove –mi chiedo come si faccia a perdere qualcuno in così poco tempo in una sala così vuota- insieme a mia madre e papà, che ha lasciato il mio braccio, forse per salutare Lucius e Draco.
Ecco, questo è il momento giusto per scomparire.
Ho già iniziato a sgattaiolare via quando sento una mano sulla spalla che mi fa sussultare, e quasi inciampare.
«Stella!»
Mi volto spaventata
«Theo!» il mio cuore riprendere a battere normalmente. Nott è l’unico serpeverde che con me sia mai stato gentile e per lui sono Stella non Asteria. Mi chiedo come possa frequentare gente come Malfoy.
«va tutto bene? Mi sembri... strana...»
«niente, sto solo cercando Daphne, tu l’hai vista?» gli sorrido mentre le guance si tingono di rosa. Mi sento un imbranata, una sciocca, come si può perdere una persona in così poco tempo, non mi piace fare una figura così brutta con Theo.
Lui tiene le mani dentro le tasche dei pantaloni e stringe le spalle.
«sarà con Blaise... no Blaise è con Draco, ma con loro non c’è Daph... beh allora non lo so»
Mi giro lentamente verso Blaise in compagnia di Draco.
Draco ha il naso all’insù, il viso è contorto in un ghigno, gli occhi grigi brillano, i capelli biondi sono sempre più chiari, come il suo pallore, il mento è pronunciato, ed è più alto di come mi ricordavo.
Accanto a lui Blaise getta la testa all’indietro per ridere scoprendo i denti bianchi e regolari.
Nonostante io non li abbia mai sopportati, non posso negare che sono bellissimi.
Devo averli guardati troppo, perché a un certo punto Draco mi guarda fisso negli occhi.
Sento le gambe diventare molli.
È come se mi stesse toccando. È possibile che i suoi occhi siano dappertutto? Tasto con le mani la stoffa del mio vestito –tenendo sempre gli occhi dentro i suoi- per assicurarmi che non sia volato via, o si sia smaterializzato.
C’è ancora.
Ma allora perché mi sento nuda davanti a lui?
Dice qualcosa a Blaise senza togliermi gli occhi di dosso, e sorride, o meglio, ghigna.
Un altro suo amico lo chiama e lui è costretto a voltarsi e a spostare lo sguardo.
Riprendo a respirare e solo allora mi accorgo di non averlo fatto da quando lui ha posato lo sguardo su di me.
«Stella, hai capito?» dice una voce lontana che sembra appartenere a Theo.
Scrollo la testa.
«scusa Theo, non ti ho sentito, mi sono distratta» abbasso leggermente lo sguardo mordendomi le labbra.
Altra brutta figura.
Lui sorride tra le labbra.
«dicevo che tua sorella è lì» dice lui indicandomi una ragazza che si muoveva leggiadra verso di noi.
«bella serata, vero?» chiede Daph raggiante.
«certo» borbotto io.
Theo e Daphne iniziano a parlare del più e del meno con poco interesse.
Mi volto attratta dal tavolo dei dolcetti dall’aspetto invitante. Credo che prenderò quello al cioccolato e burrobirra.
Sono a pochi passi dalla tavola e sento già il gusto del cioccolato sciogliersi contro la mia lingua quando una voce mi blocca.
«posso disturbarti un attimo... Asteria?»
La sua voce fredda la sento rimbombare nelle orecchie.
La bocca dello stomaco si blocca all’istante.
Mi volto verso la voce e trovo due occhi grigi intenti a spiarmi.
Mi sento di nuovo nuda.
«non credo proprio, Malfoy» sibilo con le braccia conserte in grembo.
Inizia un nuovo ballo, lento, un genere elegante, e per la gente comune semplice. Io non sono comune.
Fa un inchino leggero e mi porge la mano destra mentre tiene l’altra nel petto lievemente chinato.
«volevo solo chiederti l’onore di un ballo»
Bene, penso ironica.
Per due semplici motivi devo assolutamente respingere l’invito:
1°)mi sono promessa di non stare troppo vicina a lui –come faccio con tutte le persone che non sopporto, cioè serpeverde.
2°)Io non so ballare, e l’ultima cosa che voglio fare è cadere mentre sono tra le braccia di ... di lui.
«non mi sembra che in questa sala manchi il genere femminile, sono certa che qualcuna accoglierà il tuo invito»
«mi stai invitando a chiederlo a qualcun’altra?»
Da quando parliamo in maniera così altisonante?
Beh, di solito non ci parliamo e basta.
«esattamente»
«ma io l’ho chiesto a te, evidentemente voglio te»
«ma evidentemente io non voglio»
«perché?»
Mentire, mentire spudoratamente, anche davanti all’evidenza.
«qualche giorno fa mi sono fatta male alla caviglia, e preferirei...» non riesco a finire la frase che qualcuno mi interrompe bruscamente, mandando a monte tutti i miei buoni propositi di non avere un altro brutto ricordo da buttare in un pensatoio.
«ma cosa dici Stella? Se sono stata tutto il tempo con te, e non ricordo nessuna tua pericolosa caduta»
In questo momento se qualcuno mi chiedesse quale è il mio desiderio direi proprio di strangolare Daphne.
Draco alza un sopracciglio biondo neve facendo teatralmente finta di essere confuso.
E ghigna, perché lui non sa sorridere.
«posso rinnovare la mia richiesta?» chiede lui con fare falsamente innocente.
Lui non ha nulla di innocente.
«certo!» risponde Daphne al mio posto.
«posso ballare questo ballo con te, Asteria?» calca il “con te”, ed io non posso fare a meno di arrossire.
«ho scelta?» dopotutto non è un sì.
Ma a lui basta per prendermi per la vita con la mano destra mentre con l’altra stringe la mia, molto più piccola della sua.
La sua mano è fredda, ma il suo tocco nel mio fianco è di fuoco.
Tutto ciò è completamente illogico.
«non è stato molto gentile nei miei confronti, mentirmi così sfacciatamente» fa lui facendo finta di essere offeso
«non è stato molto gentile nei miei confronti costringendomi a ballare» lo rimbecco io.
Abbasso lo sguardo per essere certa di mettere i piedi dove devono andare, anche se ho un irrefrenabile voglia di pestargli i piedi.
Lui avanza verso di me, io indietreggio in sincronia.
Grazie al cielo la musica non è molto veloce, o sarei caduta con moltissime probabilità.
«non guardare i piedi o cadrai»
Alzo arrabbiata lo sguardo su di lui.
Chi si crede di essere per dirmi dove devo guardare?
«credo di poter guardare dove voglio io»
«credo di poterti insegnare a ballare»
«smettila di ripetere quello che dico io»
«non ripeto quello che dici tu»
Chiudo gli occhi a fessure.
«e poi hai iniziato tu» si difende lui come un bambino «comunque, non sono l’unico a voler ballare con te, quindi mi sembra che le mie informazioni potranno rivelarsi utili»
«e se io non volessi ballare?»
«con me stai ballando»
«ma io non voglio»
1 a 0 per me.
Lui solleva gli angoli della bocca in un confuso sorriso sghembo.
La musica continua, ma noi ci siamo fermati, o meglio ci limitiamo a dondolare da un piede all’altro, mentre ci fissiamo.
Mi osserva come si fa con un oggetto da rivalutare.
Ma io non sono un oggetto.
Scivolo via dalle sue braccia scappando verso il giardino con una voglia matta di materializzarmi a casa, dove non sono un oggetto.

Jan. 26th, 2010

(no subject)


 

Capitolo 1°Asteria Greengrass

 

 

Titolo:Nella costellazione dello Scorpione
Capitolo:1- Asteria Greengrass
Personaggi:Asteria e Daphne Greengrass
Rating:verde
Efp:http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=407310&i=1

La foto della scuola non mi assomiglia più 
Ma i miei difetti sono tutti intatti  [...]

E giorno dopo giorno passeranno le stagioni 
Ma resterà qualcosa in questa strada 
Jovanotti dalla canzone “Mezzogiorno”

Se c’è una cosa che ho capito dopo tutti questi anni, è che le cose cambiano difficilmente, soprattutto le cose che non mi piacciono. E una cosa che sono certa non cambierà è il modo in cui la gente te lo ricorda.

«sei la sorella di Daphne, giusto?»

No, certo che non mi offendo ad essere catalogata soltanto ad un inutile essere che con Daphne Greengrass non può competere.

Oh, non mi sono presentata, scusatemi, mi perdo spesso in chiacchiere o piagnistei, ad ogni modo, mi chiamo Asteria Penelope Greengrass, non sono né alta né bassa, né bella né brutta, sono bionda con gli occhi verdi e ho il viso ovale.

Daphne è il mio opposto: ha i capelli castani e gli occhi azzurri ed è più magra e più alta di me.

Ravvivo nervosa i capelli biondo-grano, per poi battere le dita nella scrivania. Sento la mia gamba destra accavallata sulla sinistra muoversi freneticamente. E io non la posso fermare.

Niente di grave. Solamente che ieri ho incontrato Blaise Zabini, che deve avermi scambiata per il gufo di mia sorella. Non sa nemmeno il mio nome, per Merlino!

Vorrei solo che la gente mi chiamasse Asteria, chiedo troppo? Non mi piace “la sorella corvonero di Daphne”, o “la sorella di Daphne” e basta.

Io sono Asteria Greengrass. Punto.

Ma non vorrei che pensaste che io e mia sorella non ci vogliamo bene, sì, beh... non siamo molto attaccate, e non rimaniamo sveglie fino a tardi a raccontarci tutti i nostri segreti, e tra di noi sappiamo di non sapere quasi nulla dell’altra.

Conosco sì e no qualche sua amicizia –anche perché la vedo spesso con gente diversa- ma lei non sa completamente nulla di me.

Essere smistate in due case diverse ad Hogwarts non ci ha aiutate.

Soprattutto quando l’ho disonorata non finendo tra i serpeverde. Purtroppo siamo enormemente diverse. Non si può far nulla.

Io sono bionda, lei è mora; io ho gli occhi verdi lei azzurri –di un azzurro cielo davvero bello-; io sono corvonero, lei è serpeverde; io sono Asteria, lei è Daphne.

Non voglio essere catalogata più come sorella minore di lei. non mi va di passeggiare per strada con lei per poi essere più invisibile di un fantasma quando incontra un suo amico.

Mi manca Hogwarts, dove potevo vedere tutti i giorni Luna, la mia unica amica in tutti quegli anni, è una ragazza... particolare, ma lei è unica, ed è lei che mi capisce subito –non so se la conoscete. Comunque è difficile descriverla se non la conosci, perché non posso dire che lei sia proprio bionda... un biondo strano, sporco, e due occhi che sembrano addormentati, ma in realtà sono molto svegli. Quando sono andata al binario 9 e ¾ mi sono seduta accanto a lei nell’Hogwarts Exspress.

Vedendola con quel sorriso semplice e disarmante sono riuscita a dirle tutti i miei timori di non essere smistata tra i serpeverde. Le ho rivelato anche segreti che Daphne non ha mai saputo, per esempio –lo so che è sciocco- lei non sa il mio colore preferito, il mio numero fortunato, il mio gruppo preferito, le mie aspirazioni, i miei libri preferiti, lei non sa che mi piace stare sotto la pioggia a bagnarmi per poi prendermi un influenza che non so come dire a mamma, lei non sa che non mi piace il tramonto perché mi fa sentire addosso una grossa tristezza. Daphne non sa chi è sua sorella, mentre Luna lo ha saputo in un ora e mezza.

Dopo averle raccontato i miei timori lei mi ha consigliato di essere me stessa, e che aveva proprio sete di succo di zucca. Me la presi un po’ per il suo disinteresse. O meglio per ciò che pensai fosse disinteresse: perché lei è così, prende tutto alla leggera, come se la vita fosse un gioco, da prendere con lo stesso sorriso sia guardando lo sbattere delle ali di una farfalla sia per la disperazione causata dalla perdita di qualcuno.

Luna è molto protettiva nei miei confronti, come mia sorella non lo è mai stata... ma Daphne ha la sua filosofia di vita: siamo tutti autosufficienti, e a nessuno serve la sorellina grande che ti protegge sempre.

Non ho fatto amicizia con nessuno oltre a Luna, non ho nessuno come amica, ma dalla mia parte so di avere sempre mio padre, un uomo alto, brizzolato a cui io voglio un mondo di bene. È un po’ burbero, ma è lui, e ...non so spiegare né come né perché, ma riusciamo sempre a capirci.

Sento questa intesa più forte di quella che mi lega a mia madre. Lei è diversa da papà: è più severa, più distaccata, più piccolina, sottile, ma anche dolce –a modo suo- intelligente, e molto riflessiva, -mai farla arrabbiare, perché sa vendicarsi.

Daphne è più simile a mamma, e io di più a papà.

Siamo diverse come i nostri genitori sono diversi tra di loro.

Pandora –il mio gufo- entra con grazia dalla finestra nella mia stanza. Sembra rinfacciarmi la mia sbadataggine. Perfino un gufo è più composto di me!

Mi avvicina una lettera mentre mi accorgo che porta una strana collana.

«Ma Pan, chi ti ha dato quella collana?» le chiedo sorridendo.

Lei riempie i polmoni con aria offesa.

 

Cara Stella,

mi spiace di non averti scritto prima, ma il lavoro qui al Cavillo purtroppo non manca, anzi. Non me lo sarei mai aspettata. Quando andavo al lavoro di papà non pensavo ci fosse così tanto da fare.

Ho bisogno di molti giornalisti, e fotografi, sai, molte nostre giornaliste se ne sono andate per maternità e per viaggio di nozze, perciò siamo a corto di personale. Se ci fossero delle persone che hanno bisogno di questo lavoro li puoi informare?

So che conoscerai molte persone, anche se dubito siano reporter.

Comunque, spero di liberarmi presto mi manchi molto, e vorrei chiederti una cosa urgente, però non mi piace domandartelo via gufo, preferisco faccia a faccia.

Tu quando sei libera?

Appena puoi mandami una tua risposta.

Tua Luna

P.S. Ti ho portato una collana contro i nargilli, in questo periodo ce ne sono molti in giro.

Rido capendo chi ha messo la collana a Pandora.

E corro a prendere carta e calamaio

Cara Luna,

non preoccuparti, capisco che il lavoro sia pesante, e sono certa che troverai degli ottimi reporter.

Purtroppo non ti posso aiutare dato che conosco solo purosangue e nessuno di loro è giornalista.

Dalla tua lettera capisco che sei molto felice, e sono fiera di te, so che te la stai cavando benissimo. Sono anche gelosa. Di certo tu ti starai divertendo più di me che sto tutto il giorno con Daphne e i suoi crolli isterici.

Non vedo l’ora di comprare il nuovo numero del Cavillo –a proposito, lo scorso numero era fantastico.

Uhm, ma lo sai che ora muoio dalla curiosità?

Devo sapere al più presto, e poi lo sai che non ho mai nulla da fare qui, quindi sono sempre libera.

Fammi sapere al più presto.

Con affetto,

Stella

Do la missiva alla mia fedele Pandora che prima esige di essere coccolata.

«portalo a Luna, okay?» Pandora si alza in volo con eleganza, lasciandomi sola nella stanza.

Da quando Luna ha finito la scuola ha iniziato a lavorare al Cavillo con il padre, e da allora non la vedo quasi più. Ci sentiamo solo via gufo, e questo mi spiace molto, nonostante io sappia che lei si sta divertendo.

Mi sento molto egoista, perché la vorrei qui a soffrire con me, che lontana a lavorare divertendosi, mentre io rimango qua, a non far nulla, fuorché stuzzicare Daph e sopportare mamma – mentre papà è fuori per lavoro- e leggere libri letti tremila volte.

Ma io so cosa dovrei fare, perché c’è una cosa che amo oltre a leggere: curare.

Nella guerra –nel 1997- ho aiutato Madama Chips facendo da aiuto-infermiera. Rassicurare i bambini del primo anno sanguinanti e piangenti, fasciare le ferite, preparare le pozioni, sentirsi utili per qualcuno: è questo quello che voglio.

Ho fatto richiesta ad una scuola, ma ancora non ho ricevuta risposta, ma dubito che ne riceverò. Molte scuole sono state danneggiate dalla guerra, e ancora non sono state ristrutturate tutte. E poi non oso pensare a come dirlo a mia madre –che è di vedute diverse dalle mie- credo che non mi farebbe mai lavorare, soprattutto se io non mi sposerò.

Da quando il Capello Parlante mi ha smistata tra i corvonero, ho capito che la mia vita sarebbe stata diversa da quella di Daphne.

Inizio a mangiarmi le unghie nervosa. Da piccola non avevo questo vizio, ma da quando mordersi le labbra e gettare le ciocche dietro le orecchie non mi calmano, ho preso questa debolezza poco signorile.

«Stella?» una voce frizzante mi chiama alle spalle.

Ma... mi ha chiamata Stella??? Di solito mi chiama solo Asteria con freddezza, come se fossi soltanto una ragazza che in comune con lei ha solo il cognome.

Mi sento stranamente a mio agio come non lo sono mai stata in presenza di Daph-la-sorella-perfetta nei paraggi.

«che c’è Daph?» le chiedo stanca.

Lei si accarezza i capelli allegra, per poi passare le dita sottili nella gonna cercando di sistemarla dalle sue pieghe inesistenti.

Ha una camicetta azzurra e una gonna nera comprate da Madame Desiré –una stilista molto famosa francese. Sta bene, ma lo starebbe anche se fosse vestita di stracci.

«ehm... io sto uscendo... sai, con ... Blaise!» dice lei apostrofando “Blaise” con un sorriso a trentadue denti.

E allora? Penso arrabbiata

«E...» cerco di farla continuare.

«E niente. Dillo a mamma, e...»

«che c’è Daph? Vuoi parlare? Non capisco che ti succede»

Lei sembra pensarci su, ma dopo fa un sorriso triste

«nulla. Torno presto, tranquilla»

Mi posa un bacio sulla guancia delicato, e poi cammina leggiadra –che sembra quasi che stia ballando- per le scale.

Mi stava dicendo qualcosa, e io non sono riuscita ad ascoltarla.

Per una volta sento di essere io quella che non la capisce.

 


Jan. 4th, 2010

Nella costellazione dello Scorpione





Titolo:Nella costellazione dello
Scorpione

Prologo

Personaggi/Coppia:Asteria/Draco

Link su EFP: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=406925







Prologo



C’erano
poche cose che Asteria Penelope Greengrass non riusciva proprio a comprendere: gli uomini, il quidditch, e Draco Malfoy.


Perché Draco Malfoy non è un uomo come tutti gli altri, no, luiè l’apoteosi dell’uomo che Asteria odia, perché oltre ad essere un uomo è:serpeverde, un pallone gonfiato, antipatico, egocentrico, e uno ... un... come si può far capire che tipo di uomo è
Malfoy senza essere volgari? Ah sì. Draco è decisamente un Malfoy.


Ma Asteria ancora non lo conosceva, lo aveva visto qualche volta a scuola in compagnia di sua sorella e di Pansy, mentre diceva delle stupide battutine su Luna Lovegood, –la migliore amica di Asteria.

Per il resto loro era due sconosciuti. Solo Draco e Asteria, due nomi diversi ed uguali. Tutto considerato entrambi portano nel nome una stella.

Asteria lo odiava. Ma come si può odiare qualcuno che si conosce appena? Lei non lo conosceva, non poteva di certo capire. Nessuno può capire se non sa.